Nell’ottica del killer

Un killer professionista prepara con minuziosa determinazione l’omicidio che gli è stato commissionato. La vittima designata ne intuirà il piano e proverà a sfuggire alla morte, ma il peso della minaccia metterà comunque in discussione le sue certezze e muterà per sempre le sue prospettive.
In un incalzante intrecciarsi di eventi, si alterneranno il nichilismo del sicario, freddo dispensatore di morte, e il travaglio interiore della vittima, segnato da una complicata storia d’amore. La narrazione diventa così occasione di riflessione sull’esistenza e sull’enigma della morte.

Anche nel titolo di questo romanzo, come nel precedente, c’è un gioco di polisemia: l’ottica del killer infatti non è solo il mirino telescopico del tiratore scelto, pronto a inquadrare la sua vittima, ma è anche il complesso  pensare  del sicario, di cui, con acuta introspezione, l’autore ci fa conoscerei il vissuto, l’etica e la filosofia, fino a rendercelo assai vicino.

Il romanzo è una metafora sull’esistenza: come il personaggio della vittima designata, ogni uomo è consapevole della propria  precarietà ma è pur sempre alla ricerca di un paradigma con cui sfuggire al vuoto e all’ineluttabilità  del destino, esercitando lo spazio di libertà che gli è concesso.

 

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