Chi sono
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Chi sono

Questa è una biografia parallela di Mauro Colajacomo.

Non credo che potrà mai essere un documento ufficiale.

Parallela perché considera anche elementi poco significativi e affatto trascurabili ai fini del curriculum vitae ufficiale, ciò nondimeno determinanti nella formazione della sua personalità e della sua storia intima e spirituale.

Una fotografia in bianco e nero nell’album di famiglia, preceduta da pagine di immagini sbiadite di parenti ormai senza nome applicate sui fogli grigi di un pesante volume rilegato in pelle, ritrae un uomo trafelato con un neonato fasciato in un lenzuolino di pizzo tra le  braccia. È il giovane papà di Mauro, che si avvia di passo lesto verso la chiesa, in ritardo per il battesimo, nella assolata luce genovese di un primo pomeriggio del luglio del ’57. È nato in ritardo dicono, di almeno due settimane, e mamma, forte di spirito ma piccola di statura, ha penato parecchio gli ultimi giorni a portarne il peso.

Partorito in ritardo, come se la scelta  di nascere gli avesse imposto riflessioni e generato incertezze, ed ora in ritardo, in braccio a suo padre, non certo per un ripensamento sui dogmi e la professione di fede, ma piuttosto per i classici banali contrattempi che accompagnano la vita condizionandone la puntualità.

Trascorsa l’infanzia, appena raggiunta un poco di consapevolezza, resosi conto di doversi fin da subito muovere sul terreno paludoso dell’incertezza, il timore dell’inadeguatezza ed il bisogno di apprezzamento condizionano da subito le sue scelte.

Durante la scuola dell’obbligo, appassionarsi alle materie scientifiche non esclude l’amore per quelle letterarie, ma certo il senso del dovere spesso esclude la trasgressione, e le strade canoniche verso la conoscenza del mondo mal si conciliano con le scoperte fatte attraverso la disobbedienza, l’errore o peggio, le cattive compagnie. Nonostante questo si può far risalire all’età di dodici anni, durante un’estate trascorsa in città, e grazie alla compagnia di coetanei più smaliziati di lui con cui si avventura in scorribande in bicicletta e battaglie a cannette, la scoperta della prima sigaretta, fumata peraltro a metà, più con il senso di colpa che con la nausea da nicotina.

È di quel periodo anche la prima poesia, dal sentore campestre, e la prima cotta per una ragazzina, compagna di scuola della sorellina.

Subire il bullismo dei compagni, l’ultimo anno delle elementari, quando aveva dovuto cambiare scuola ed era stato difficile integrarsi nel nuovo gruppo che lo vedeva come un estraneo da prendere di mira, gli aveva insegnato che il mondo non è solo il nido caldo e rassicurante di una famiglia piccolo borghese e per bene: le voci degli adulti, le notizie dei telegiornali, le prime letture, gli insegnavano pure che esistevano realtà terribili, sfortune, drammi e cattiverie.

Come tutti i ragazzini agogna le vacanze estive, che a quel tempo durano dai primi di giugno al 30 settembre. Fin dai primi giorni, eccitato, prende in mano colori e pennelli, dipingendo con furia sui cartoni che mamma gli procura, oppure scrive, diari e brevi racconti, ispirandosi a Salgari, con i cui libri passa ore e ore.

Quella del Liceo Classico è una scelta più dei genitori che sua, che forse avrebbe preferito l’Artistico, contrabbandata come l’unica che gli avrebbe consentito, alla fine, di scegliere qualsiasi percorso universitario, ma prospettandogli già come indispensabile un futuro da medico, come suo nonno.

Gli anni del liceo vedono l’incontro con i classici della letteratura e con la filosofia ma soprattutto con la canoa fluviale. È uno sport nel quale impara a conoscere e a rispettare la natura, e che, attraverso l’agonismo, gli insegna anche a conoscere il suo corpo, il limite da superare per vincere, il senso della sfida con se stesso attraverso la competizione con gli altri.

I primi anni ’70 sono quelli della contestazione, ed il Liceo D’Azeglio di Torino è spesso sede di occupazioni e di assemblee, alle quali partecipa con l’appassionato ardore di un giovane che vorrebbe cambiare il mondo.

Sono gli anni delle letture di Hemingway e Steinbeck ma anche di Calvino e Pavese, Moravia ed Arpino. In casa non mancano i libri, e la lettura è sempre incoraggiata, che si tratti dei classici del fumetto o degli scrittori russi. A Torino, dove la famiglia si è trasferita per motivi di lavoro del padre, frequenta il Movie Club, attivissimo cinema d’essai, e con la famiglia i concerti dell’Orchestra sinfonica della Rai. Suona la chitarra, con cui si accompagna per cantare le canzoni dei Beatles, Guccini e De Andrè, De Gregori e Bennato. Dal giradischi Grundig, un grande mobile d’ebano lucido, ascolta i vinile di Mozart, Beethoven e Chopin, ma anche la musica di Glenn Miller, il jazz di Charlie Parker, il rock progressivo dei  Pink Floyd e dei Deep Purple.

Dopo l’esame di maturità, in cui con un brillante tema d’Italiano compensa una tragica versione di greco, si iscrive a Medicina. Allora non esiste il numero chiuso e la quantità esorbitante di studenti al primo anno impedisce un normale svolgimento delle lezioni, durante le quali i professori non perdono occasione per scoraggiare i giovani a proseguire gli studi, non potendo offrire loro una preparazione adeguata. La scelta, fatta per corrispondere alle aspettative dei genitori, non regge, e così, dopo solo due mesi passa a Veterinaria, la vera scelta, meditata durante gli ultimi anni dl liceo, amata anche nella prospettiva di una vita bucolica, sull’esempio dei racconti di James Herriot, magari in Australia o in Nuova Zelanda.

Papà e mamma accettano sconsolati, sperando in un ripensamento, seppure tardivo. Ma Mauro è motivato, anche per il desiderio di rendersi indipendente e immaginando di poter lavorare senza rinunciare al tempo libero, trovare finalmente lo spazio per le sue passioni artistiche, la letteratura, la poesia, la pittura. Per ora non le può frequentare: ha cinquantadue esami da sostenere e vuole finire in tempo. Riesce nel suo intento, laureandosi con la lode e una tesi di chirurgia sperimentale. La passione per la veterinaria lo coinvolge profondamente  e lo porta a cercare subito un lavoro, trovandolo nella sua città natale, dove torna dopo quasi dieci anni, assunto in un ospedale per cani e gatti. A Genova impara la clinica e la chirurgia, avendo la fortuna di incontrare dei veri maestri.

La passione per la medicina si accompagna all’amore per gli animali e, per migliorarsi frequenta corsi di aggiornamento e diversi master universitari, diplomandosi prima in Cardiologia, poi in Diagnostica per immagini ed infine in Medicina interna, mantenendo la prevalente attività di chirurgo ed ortopedico.

Nell’attività quotidiana, dal piccolo studio in cui ha esordito alla clinica in cui esercita oggi, ha sempre considerato prezioso il rapporto con i clienti, condividendone la passione per gli animali e partecipando, con empatia e sentimento, alle loro problematiche

primarie ed esistenziali, arricchendo così il proprio bagaglio di conoscenza dell’animo umano.

Durante i lunghi anni di professione non dimentica la lettura. Lo appassionano gli scrittori francesi, soprattutto Proust e Sartre, ma legge anche Freud e Jung, Konrad Lorenz e Eibl Eibesfeldt. Ha una vera passione per Thomas Bernhard, ma non disdegna Kundera ed Eco. Rilegge spesso Montale e Ungaretti, Rilke e Blake, e sogna un giorno di essere lui stesso a scrivere.

Non appena troverà il tempo.

Oggi ha una bella moglie che ama e tre figli meravigliosi: la vita lo appaga abbastanza, ma dopo anni di incontri, in margine alle riflessioni che quotidianamente anche il suo lavoro gli suscita, ci sono domande da condividere con chi può ascoltarlo, domande in attesa di risposta e domande senza risposta. La trama di un giallo è il pretesto migliore per porsele, e garbatamente offrirle ai lettori.

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